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mercoledì 25 settembre 2013

Pasta alla Gricia

Pasta alla Gricia
E' il salvapranzo per antonomasia. Un piatto veloce e gustoso, da preparare anche quando il frigo piange. Mi ha incuriosito una citazione, quest'estate, mentre leggevo "Un altro viaggio nelle Marche" di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri. Il passaggio faceva cosi:

" Poche centinaia di metri più avanti siamo già in territorio laziale; Amatrice evoca sontuosi piatti di bucatini all'amatriciana, anche se quelli originali e più popolari sarebbero alla gricia; la variante arcaica e pastorale senza pomodoro prenderebbe il suo nome della vicina frazione di Grisciano "

Insomma io questa pasta non la conoscevo e questo pezzetto mi ha incuriosito un sacco. Tornata a casa quindi certo la ricetta e la sua bella storiellina (sapete che ho la fissa per la nascita delle ricette) e scopro che è l'antenata della pasta all'amatriciana quando il pomodoro, in Italia, non era ancora pervenuto. Quindi ecco la ricetta. Scordatevi di usare la pancetta in sostituzione al guanciale!! L'originale prevedeva l'uso dello strutto ma anche un filo d'olio non è una variante da sottovalutare.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

320 gr di pasta (spaghetti, rigatoni o pasta corta)
250 gr di guanciale
100 gr di pecorino romano grattugiato 
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva 
pepe 

 Metti a bollire l'acqua per la pasta con un pochino di sale (non tantissimo perchè il formaggio della salsa darà già un buon sapore). Butta la pasta e cuocila per il tempo indicato sulla confezione. 
Nel frattempo, in una padella antiaderente, scalda un cucchiaio di olio e fai rosolare il guangiale senza bruciarlo (deve diventare quasi trasparente ma non marrone). Grattugia il pecorino.
Scola la pasta ma tieni mezzo bicchiere di acqua di cottura che ti aiuterà a mantecare la salsa.
Versa la pasta nella padella con il guanciale, mescola e aggiungi il formaggio grattugiato e l'acqua di cottura. Fai addensare e macina il pepe appena prima di servire.


domenica 8 settembre 2013

Crostata con crema alla vaniglia e frutta fresca

Fa freschino stasera e questa è l'ora che preferisco in questi giorni. Il silenzio in casa regna sovrano. Sono sola con i gatti e mi godo quei momenti solitari tra una cena e l'altra con gli amici.
Nelle orecchie ho ancora la musica di Giuliano Palma, reduce dal concerto di ieri sera, che mi fa sognare quell'Italia fatta di musichette melodiche, gonne lunghe sotto il ginocchio, costumi interi e grossi cappelli di paglia.
E tra questi pensieri vintage che concludono la mia estate, aggiungo quello che è diventato il mio impasto preferito ultimamente: la crostata con crema alla vaniglia e, in questo caso, frutta fresca.
Mi piace un sacco nella sua disarmante semplicità ed è perfetta per ogni momento della giornata, dalla colazione al dopocena prima di dormire (dai, una piccola indulgenza!)
La versione classica della crostata è con la base di frolla ma è ottima anche con la pasta brisèe o la sfoglia. Gli impasti, inutile dirlo sono molteplici: dalla crema alla marmellata, dalla nutella alla ricotta.
I tre principali tipi di crostata sono: alsaziana, con il classico intreccio di pasta in superficie, renversée, con la frutta che appare in superficie solo dopo la cottura (la Tarte Tatin per farla semplice) e l'americanissima Pie, cotta in uno stampo dai bordi alti
Vi lascio quindi la ricetta, che potete modificare in ogni istante sia in forma, trasformandola in deliziose tartellette, che in gusto, aggiungendo la frutta che la stagione offre.

Ps: questa volta la foto la trovate sul profilo instagram del blog :D

INGREDIENTI PER UNA TORTA

Per la frolla:
150 gr di farina 00
100 gr di farina di mandorle
1 uovo
100 gr di burro freddo di frigorifero
80 gr di zucchero
1/2 bustina di lievito
la scorza di un limone grattugiato

Per la crema:
1 bacello di vaniglia
250 ml di latte
4 tuorli 
25 gr di farina 
75 gr di zucchero


Inizia accendendo il forno a 180 gradi e coprendo la base di una tortiera a cerchio apribile con della carta forno. Imburra e infarina i bordi. 
In una ciotola unisci le farine setacciate, lo zucchero, il lievito e la scorza. Aggiungi i pezzetti di burro e, aiutandoti con due coltelli usati come se fossero una forbice, riduci il tutto ad un composto sbricioloso. Aggiungi l'uovo e impasta fino ad ottenere una palla omogenea.
Ora,
OPZIONE 1: metodo classico da crostata. Metti in frigo la frolla per una mezz'oretta e poi stendila con il mattarello su un piano infarinato.
OPZIONE 2: salvatempo. Stendi il composto appena hai terminato di impastarlo, ovviamente con le mani un pochino infarinate. Sembrerà di giocare con il Pongo senza l'inceppo di quell'odore fastidioso e le tue mani ne gioveranno :) Premurati di avere lo stesso livello su tutta la tortiera e poi crea il cornicione.
Sia che tu abbia optato per la versione 1 o 2, ora stendi un foglio di carta forno sulla crostata e riempi la superficie di riso o ceci o pesi dedicati alla cottura cieca.
Inforna per 20 minuti.
Nel frattempo prepara la crema. Metti in un pentolino il latte con i semi estratti dal bacello di vaniglia (apri con un coltello il bacello il due e poi con la parte non affilata sfrega fino a estrarre i semini) e fallo intiepidire.
In un contenitore dai bordi alti frusta insieme farina, zucchero e rossi d'uovo fino ad avere una consistenza spumosa. Allunga con il latte intiepidito e riporta tutto sul fuoco. Segui molto bene questo passaggio e mescola sempre con la frusta. La crema si addenserà senza creare grumi.
 Togli dal fuoco e fai raffreddare coprendo la crema con la pellicola trasparente (eviterà il formarsi di quella fastidiosa pellicina.)
Estrai la crostata dal forno a cottura ultimata, togli i pesini e falla raffreddare bene prima di aprire la cerniera della tortiera.
Quando tutti gli elementi sono a temperatura ambiente farcisci la base della crostata con la crema alla vaniglia e aggiungi la frutta fresca.
Spolvera con zucchero a velo e servi.


giovedì 1 agosto 2013

Haute Corse: 5 must have della vostra tavola

Sono in vacanza con la mente, questo mi sembra ovvio. Ma i piedi sono ben ancorati sull'asfalto e peggio ancora, le vacanze vere e proprie hanno un traguardo non proprio vicinissimo.
Quindi parlerò  di una terra che amo da impazzire e della sua cucina: La Corsica.

E' un'isola della Francia che si erge con le sue bellissime foreste nel blu del Mediterraneo, conosciuta come l'Ile de la Beauté.
Se la sono litigata per secoli l'Italia e la Francia. Sono passati genovesi ( si ergono tutt'ora un sacco di torri nella parte nord dell'isola che risalgono al periodo della conquista ligure) e pisani, fino al 1768 quando la Francia ha vinto a Risiko e si è tenuta l'isola.
Napoleone è il suo figlio più famoso. Pasquale Paoli quello più amato.


I Corsi sono assolutamente geniali e hanno diviso l'isola in due dipartimenti: La Haute-Corse, con capoluogo Bastia e la Corse-du-Sud, con capoluogo Ajaccio. Così, viaggiando per l'isola incapperete in due targhe: 2A e 2B. 
Sono i due dipartimenti dove le lettere iniziali stanno appunto per Ajaccio e Bonifacio.
Se un giorno dovesse giungere l'esigenza di un nuovo dipartimento per dividere la Corsica del Nord dalla zona montana? PAS PROBLEM!
2C con capoluogo Corte!

In questo post parleremo della Haute Corse e di quei prodotti che non devono assolutamente mancare sulla vostra tavola.
Parliamo di zone interne che si dipanano dalla Valle della Restonica per arrivare al paese più grande dell'entroterra ed ex capitale corsa: Corte.


La carne è l'elemento principale in Haute-Corse, a partire dalla famosa charcuterie per passare a stufati e ragù di cinghiale. Altrettanto gustoso il formaggio, principalmente di pecora e capra, che troverete pressochè ovunque: dai ravioli al fiadone, passando per le sardine, il BROCCIU è davvero l'orgoglio nazionale. E già la prima forchettata vi farà capire perchè.








 Ma arriviamo quindi ai nostri Must Have da assaggiare nell'Haute Corse.

1)U BROCCIU
è un formaggio prodotto sia con latte di pecora che di capra e varia dai 250 gr ai 3 kg. E' venduto sia fresco che in cestini di vimini e il periodo di degustazione migliore va da novembre a giugno
 
 





 
2) LA CHARCUTERIE CORSE
a voi la scelta ma tra figatelli, prisuttu e lonzu dovete provare almeno una volta un Assiette Corse



3) LE SANGLIER
il cinghiale in francese riesce ad essere super chic. Da mangiare al ristorante U Museu

 


4) LE CASTAGNE
la Corsica vanta molte foreste di castagni e la farina è utilizzata per molte preparazioni tra cui la polenta, da provare con salumi, carne con il sugo e formaggio. A dicembre, a Bocognano, si tiene la fiera della Castagna.


5) LA CORSICA COLA
Solo la Corsica può tentare di fare a gara con la Coca-Cola. Quindi applausi per il coraggio. Da provare, che possa piacervi o meno.















martedì 30 luglio 2013

Plumcake al caffè e Baileys

Plumcake caffè e Baileys
Ho pubblicato ieri, su Instagram, la foto del mio letto che è temporaneamente posizionato in sala da pranzo in modo da permettere alla qui presente e al gentil consorte di dormire almeno 2 ore di fila per notte. Quindi fa caldo a sufficienza per pensare a cose folli. Accendere il forno è, a parer mio, alla stregua di spostare il letto in sala da pranzo.
Ma la voglia di preparare questo meraviglioso Plumcake era superiore alla calura estiva (e poi mica devi stare davanti al forno tutti i 45 minuti di cottura...basta scappare in un'altra stanza!) quindi ho acceso il forno a 180 gradi e iniziato a preparare il composto. Ma prima la storiella del dolce!!

La versione originale è tedesca -e non inglese- e prevede una base di frolla e delle prugne (come dice il nome stesso), una sorta di crostata insomma. Completamente diversa la preparazione inglese e italiana che, al contrario, presenta un impasto liquido e molto morbido grazie alla lievitazione e a una buona dose di burro. Più simile ad un pan di Spagna e nella tipica forma a cassetta, il plumcake può essere fatto con svariati ingredienti ed è perfetto per ogni attimo della giornata. Ecco la mia versione (ma prometto anche quella originale tedesca!).

INGREDIENTI PER UN PLUMCAKE (e due piccolini)

150 gr di burro
100 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di caffè solubile
100 ml di Baileys
3 uova
200 gr di burro fuso e fatto raffreddare
350 gr di farina 00 + una bustina di lievito vanigliato

Accendi il forno a 180 gradi e metti il burro a fondere in un pentolino sul fuoco. Sono i primi passaggi indispensabili in modo da avere il forno già in temperatura e il burro intiepidito (è una ricetta molto veloce!).
Scalda 100 ml di acqua fino a renderla tiepida e versa 2 cucchiai di caffè solubile.
Tieni da parte anche 100 ml di Baileys così da avere i liquidi già a portata di mano. Ciò semplificherà tutto il resto della preparazione.Ora occupiamoci della ricetta vera e propria.
In una ciotola sbatti le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto morbido, spumoso e bello gonfio.
Aggiungi un po' di farina alternandola prima al liquore, poi al caffè e infine al burro. In questo modo si eviteranno nuvole bianche e il composto rimarrà morbido.
Fodera lo stampo da plumcake con della carta forno e versa il liquido al suo interno. Ti accorgerai che avanzerà un pochino di impasto. Puoi farci un paio di cupcakes per la colazione del giorno dopo!
Inforna il plumcake per 35-40 minuti poi spegni il forno e lascia il dolce dentro per 5 minuti ancora.
Toglilo dal forno e dallo stampo e lascialo raffreddare su una gratella.

PS: per i cupcakes il tempo di cottura sarà di 25 minuti circa (fai sempre la prova con uno stuzzicadenti!) 






venerdì 26 luglio 2013

Frisella con pomodorini e merluzzo

Frisella con pomodori e merluzzo
30 gradi! Sia in casa che fuori.
17 giorni lavorativi prima delle vacanze.
Del mare nemmeno un progettino di fuga a breve.
E allora il pranzo da vacanza balneare me lo faccio a casa: Frisella con porri, pomodorini Pachino e filetti di merluzzo.

La frisella (o fresella nella variante campana) è un tarallo tipico pugliese di grano duro (o orzo) cotto al forno, tagliato a metà e fatto biscottare nuovamente in forno.

Tipico di Puglia, Campania e Basilicata era, prima del dopoguerra, una pietanza per benestanti dato che i poveri consumavano la versione fatta con l'orzo.
Nella tradizione pugliese la forma data a tale preparazione era prettamente pratica. Essendo un prodotto che permetteva una lunga conservazione, era il prediletto dai pescatori che tenevano le friselle tutte insieme con una cordicella e le portavano in barca, le inzuppavano direttamente nell'acqua di mare (cosa che faremo più o meno anche noi nella ricetta!) e le condivano con il pomodoro e l'olio. Oltretutto era una base perfetta anche per le zuppe di mare.

Oggi la frisella viene servita anche come piatto prelibato nei ristoranti, accompagnata da olio, pomodoro, carciofini e lampascioni nella versione pugliese e aglio, olio, origano, basilico, olive, tonno e/o alici sotto sale nella versione campana.

 INGREDIENTI PER 3 FRISELLE GIGANTI
3 friselle giganti
450 gr di filetti di merluzzo surgelati
1/2 porro
una ventina di pomodorini pachino
olio e aceto
sale, pepe e erbe aromatiche

Mettete i filetti di merluzzo a cuocere in abbondante acqua salata per una decina di minuti.
Toglieteli con una schiumarola, senza gettare l'acqua di cottura dato che vi servirà ora per intingere le friselle e ammorbidirle. Servirà giusto un attimo nell'acqua.
Intanto che il pesce si raffredda e le friselle si ammorbidiscono su un piatto, tagliate il 1/2 porro e i pomodorini pachino. Cercate di fare pezzetti sottili del porro e bocconcini dei pomodorini. Non solo il fattore estetico appagherà la vista, ma sarà anche più semplice da mangiare!
Mettete in una ciotola il porro, i pomodori, il merluzzo e condite con olio, aceto, sale, pepe e erbe aromatiche. Mescolate bene e lasciate riposare una decina di minuti
Con un cucchiaio mettete il composto sulle friselle e, se serve, aggiustate di sale e pepe.



giovedì 25 luglio 2013

Americana come una Apple Pie...siamo sicuri?!?

Tutti conoscono la Apple Pie, tutti hanno di certo sognato di abitare con Nonna Papera per averne un boccone a merenda, almeno una volta nella vita.
E' il dolce americano per eccellenza, tanto che famose sono le frasi "Americana come una Apple Pie" e "andare in guerra per la mamma e la apple pie".
Ma se l'America ne è la terra portabandiera, l'origine di questo dolce è diverso e la storia, per certi versi, decisamente buffa.
Ovviamente la torta alle mele, morbida dentro e croccante fuori nasce in Inghilterra. Le prime testimonianze risalgono al 1381. Troviamo infatti una lista di ingredienti che prevede mele di buona qualità, spezie profumate, fichi, uva sultanina, pere.


Il guscio della ricetta è una pasta e lo zafferano è usato per colorare il ripieno.
Si può notare come il grande assente sia lo zucchero, usato oggi in grande quantità.
Ma nel quattordicesimo secolo veniva importato dall'Egitto e quindi centellinato di certo a causa della poca disponibilità sul mercato e il prezzo non di certo cheap.
Sta di fatto che la dolcezza odierna della Apple pie non era prerogativa nella ricetta iniziale.

Anche nella versione originale olandese si torna indietro di diversi secoli, almeno fino al 1626.
Gli ingredienti sono simili. E' arrivato finalmente lo zucchero insieme alle mele, l'uvetta e la cannella.
Il topping della torta è però a reticolato il modo da rendere visibile l'interno goloso. 

E gli Stati Uniti in tutto questo?!?! Arriva il diciottesimo secolo e finalmente arriva il protagonista principale. 
In America veniva fatta una torta simile ma all'interno si trovava della carne dato che le mele erano sconosciute, almeno fino all'arrivo dei pellegrini con i loro bei semini da piantare.
Inizialmente gli americani decisero di farci del sidro ma intuirono che le mele, nella crosta di pasta, male male non ci stavano.
Ed ecco che finalmente il principe e la principessa vissero felici e contenti... e anche noi!!!

INGREDIENTI per uno stampo di 16 cm.

Per la crosta
160 g di burro freddo a pezzettini
250 gr di farina
un pizzico di sale
10 gr di zucchero
90 ml di acqua ghiacciata con 10 ml di aceto di mele

Per il ripieno
4 mele Granny Smith
il succo di un limone
50 g di zucchero
1 cucchiaio di cannella
1 cucchiaio di farina
un pizzico di sale
1 cucchiaio di panna fresca.

un uovo e un pochino di latte per spennellare la superficie


Inizia a preparare le mele. Devono stare in macerazione il più a lungo possibile ed è quindi comodo iniziare da questo passaggio.
Affetta le mele e aggiungi il succo di limone, lo zucchero, la cannella, la farina, il sale e la panna. Amalgama e lascia riposare per almeno 30 minuti.
Nel frattempo prepara la pasta.
Unisci in una ciotola la farina, il sale, lo zucchero con i pezzetti di burro. Inizia a tagliuzzarli con due coltelli in modo da creare un composto sbricioloso. Poco alla volta aggiungi il mix di acqua e aceto. Non metterlo subito tutto. Potrebbe non servirti completamente. Il risultato deve essere una palla morbida e compatta.
Lasciala riposare una mezz'oretta in frigorifero.
Accendi il forno a 200 gradi.
Rivesti una teglia con della carta forno. Dividi la pasta in due porzioni, tirando una delle due parti con un mattarello in modo da creare la base della nostra torta. Stendi la sfoglia sulla base della teglia e riempila con le mele e il succo creatosi.
Ora tira la parte di pasta rimanente e ricopri la torta. Ripiega i bordi verso l'interno in modo da chiudere perfettamente la torta.
Spennella tutta la superficie con un uovo sbattuto con il latte e distribuisci una maciata di zucchero.
Pratica 4/5 tagli verticali al centro e inforna per 40/50 minuti.
 Lasciala riposare a temperatura ambiente una trentina di minuti.
Si può servire sia calda che fredda accompagnata da panna o da gelato alla vaniglia.